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3 favole della buonanotte brevi per farli sognare

“Mamma, mi racconti una favola?” Rientrati da una lunga giornata, eccovi a mettere a letto i piccoli. Dite la verità, avete esaurito le storie che conoscete: anche le vostre preferite, che ormai i bambini hanno imparato a memoria, cominciano un po’ a scocciarli, e sono talmente lunghe e scontate che ogni volta che le raccontate vi addormentate prima voi di loro!

Beh, se siete stufi di raccontare sempre le stesse storielle, leggete qua:  oggi vi proponiamo 3 favole della buonanotte brevi e divertenti, per godervi insieme l’ultimo, magico, momento della giornata. Tratte dal famoso libro italiano del 1962 “Favole al telefono”, di Gianni Rodari, queste favole sono originalissime e immortali: una pietra miliare della narrativa italiana. Il protagonista è il Ragionier Bianchi, un papà costretto per lavoro a stare lontano dalla famiglia, che telefona a casa ogni sera alle 21.00 in punto per raccontare la fiaba della buonanotte alla sua bambina che non riesce a dormire. Sono così brevi proprio perché sono, appunto, favole al telefono. Siamo sicuri che ve ne innamorerete!

Favole al telefono
Favole al telefono

 Il palazzo di gelato

Una volta, a Bologna, fecero un palazzo di gelato proprio sulla Piazza Maggiore, e i bambini venivano di lontano a dargli una leccatina. Il tetto era di panna montata, il fumo dei comignoli di zucchero filato, i comignoli di frutta candita. Tutto il resto era di gelato: le porte di gelato, i muri di gelato, i mobili di gelato. Un bambino piccolissimo si era attaccato a un tavolo e gli leccò le zampe una per una, fin che il tavolo gli crollò addosso con tutti i piatti, e i piatti erano di gelato al cioccolato, il più buono. Una guardia del Comune, a un certo punto, si accorse che una finestra si scioglieva. I vetri erano di gelato alla fragola, e si squagliavano in rivoletti rosa. – Presto, – gridò la guardia, – più presto ancora! E giù tutti a leccare più presto, per non lasciar andare perduta una sola goccia di quel capolavoro.

– Una poltrona! – implorava una vecchiettina, che non riusciva a farsi largo tra la folla, – una poltrona per una povera vecchia. Chi me la porta? Coi braccioli, se è possibile. Un generoso pompiere corse a prenderle una poltrona di gelato alla crema e pistacchio, e la povera vecchietta, tutta beata, cominciò a leccarla proprio dai braccioli. Fu un gran giorno, quello, e per ordine dei dottori nessuno ebbe il mal di pancia. Ancora adesso, quando i bambini chiedono un altro gelato, i genitori sospirano:

– Eh già, per te ce ne vorrebbe un palazzo intero, come quello di Bologna.

La passeggiata di un distratto

– Mamma, vado a fare una passeggiata.

– Va’ pure, Giovanni, ma sta’ attento quando attraversi la strada.

– Va bene, mamma. Ciao, mamma. – Sei sempre tanto distratto.

– Sì, mamma. Ciao, mamma. Giovannino esce allegramente e per il primo tratto di strada fa bene attenzione. Ogni tanto si ferma e si tocca. – Ci sono tutto? Sì, – e ride da solo. È così contento di stare attento che si mette a saltellare come un passero, ma poi s’incanta a guardare le vetrine, le macchine, le nuvole, e per forza cominciano i guai. Un signore, molto gentilmente, lo rimprovera:

– Ma che distratto, sei. Vedi? Hai già perso una mano.

– Uh, è proprio vero. Ma che distratto, sono. Si mette a cercare la mano e invece trova un barattolo vuoto. Sarà proprio vuoto? Vediamo. E cosa c’era dentro prima che fosse vuoto. Non sarà mica stato sempre vuoto fin dal primo giorno… Giovanni si dimentica di cercare la mano, poi si dimentica anche del barattolo, perché ha visto un cane zoppo, ed ecco per raggiungere il cane zoppo prima che volti l’angolo perde tutto un braccio. Ma non se ne accorge nemmeno, e continua a correre. Una buona donna lo chiama: – Giovanni, Giovanni, il tuo braccio! Macché, non sente.

– Pazienza, – dice la buona donna. – Glielo porterò alla sua mamma.

E va a casa della mamma di Giovanni.

– Signora, ho qui il braccio del suo figliolo.

– Oh, quel distratto. Io non so più cosa fare e cosa dire.

– Eh, si sa, i bambini sono tutti così. Dopo un po’ arriva un’altra brava donna.

– Signora, ho trovato un piede. Non sarà mica del suo Giovanni?

– Ma sì che è suo, lo riconosco dalla scarpa col buco. Oh, che figlio distratto mi è toccato. Non so più cosa fare e cosa dire.

– Eh, si sa, i bambini sono tutti così. Dopo un altro po’ arriva una vecchietta, poi il garzone del fornaio, poi un tranviere, e perfino una maestra in pensione, e tutti portano qualche pezzetto di Giovanni: una gamba, un orecchio, il naso.

– Ma ci può essere un ragazzo più distratto del mio? – Eh, signora, i bambini sono tutti così. Finalmente arriva Giovanni, saltellando su una gamba sola, senza più orecchie né braccia, ma allegro come sempre, allegro come un passero, e la sua mamma scuote la testa, lo rimette a posto e gli dà un bacio.

– Manca niente, mamma? Sono stato bravo, mamma?

 – Sì, Giovanni, sei stato proprio bravo.

La strada di cioccolato

Tre fratellini di Barletta una volta, camminando per la campagna, trovarono una strada liscia liscia e tutta

– Che sarà? – disse il primo.

– Legno non è, – disse il secondo.

– Non è carbone, – disse il terzo.

Per saperne di più si inginocchiarono tutti e tre e diedero una leccatina. Era cioccolato, era una strada di cioccolato. Cominciarono a mangiarne un pezzetto, poi un altro pezzetto, venne la sera e i tre fratellini erano ancora lì che mangiavano la strada di cioccolato, fin che non ce ne fu più neanche un quadratino. Non c’era più né il cioccolato né la strada.

– Dove siamo? – domandò il primo.

– Non siamo a Bari, – disse il secondo.

– Non siamo a Molfetta, – disse il terzo. Non sapevano proprio come fare. Per fortuna ecco arrivare dai campi un contadino col suo carretto.

– Vi porto a casa io, – disse il contadino. E li portò fino a Barletta, fin sulla porta di casa. Nello smontare dal carretto si accorsero che era fatto tutto di biscotto. Senza dire né uno né due cominciarono a mangiarselo, e non lasciarono né le ruote né le stanghe. Tre fratellini così fortunati, a Barletta, non c’erano mai stati prima e chissà quando ci saranno un’altra volta.

Che ne dite di provare a raccontarle stasera ai”belli addormentati”? Chissà 1quale sarà la loro preferita.

Fonti: “Favole al telefono” – Gianni Rodari, 1962

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